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Catturare l’energia dei terremoti e dei maremoti: sogno, ricerca o futuro possibile?

Catturare l’energia dei terremoti e dei maremoti: sogno, ricerca o futuro possibile?

Catturare l’energia dei terremoti e dei maremoti: sogno, ricerca o futuro possibile?

Ogni volta che la Terra trema, libera una quantità di energia immensa: in pochi secondi, un grande terremoto può sprigionare più potenza di tutte le centrali elettriche del pianeta messe insieme. È un’energia che scuote, distrugge, ma che in teoria potrebbe anche essere “catturata”.
La domanda — provocatoria ma non assurda — è: possiamo davvero trasformare l’energia dei terremoti e dei maremoti in qualcosa di utile?

Dove va a finire l’energia di un terremoto

Un gruppo di geofisici del MIT, nel 2025, ha cercato di rispondere a una domanda apparentemente semplice: dove finisce l’energia rilasciata durante un sisma? I ricercatori hanno riprodotto in laboratorio dei “micro-terremoti” controllati, scoprendo che solo una piccola parte — circa il 10% — diventa scuotimento percepibile, mentre l’80% dell’energia si trasforma in calore lungo la faglia.
Il resto, una frazione minima, serve a fratturare le rocce. In altre parole: la Terra è un pessimo generatore elettrico, perché dissipa quasi tutta la sua energia in forme difficili da catturare.
Eppure, conoscere questo bilancio è fondamentale per capire se — e come — potremmo un giorno attingervi.

Dalle onde sismiche alle onde del mare

Quando un grande terremoto avviene sotto il fondale oceanico, il movimento del terreno può generare onde gigantesche: gli tsunami.
Gli studi più recenti hanno calcolato che l’energia delle onde di tsunami rappresenta meno dell’uno per mille di quella rilasciata dal sisma, ma è comunque sufficiente a percorrere migliaia di chilometri e devastare intere coste.
Su questa scala, catturare energia non serve tanto a “fare elettricità” quanto a alimentare sistemi di monitoraggio autonomi.
Nuove generazioni di dispositivi chiamati TENG (Triboelectric Nanogenerators) sono in grado di trasformare le oscillazioni delle onde marine in piccoli quantitativi di corrente, sufficienti per mantenere attivi sensori di pressione o di salinità, utili proprio per la prevenzione dei maremoti. È un esempio concreto di come un disastro naturale possa diventare, almeno in parte, una fonte di conoscenza e sicurezza.

La via dei materiali intelligenti

Sul fronte della ricerca più visionaria, la parola chiave è “metaharvesting”: una tecnologia che unisce metamateriali e piezoelettricità per estrarre energia dalle vibrazioni meccaniche, anche deboli e irregolari.
Questi materiali, ancora in fase sperimentale, possono deformarsi con il movimento e generare tensione elettrica. Applicati a infrastrutture come ponti, dighe o palazzi, potrebbero recuperare micro quantità di energia dalle vibrazioni causate da traffico, vento o persino da microscosse.
Non si tratta certo di sostituire una centrale elettrica, ma di creare una rete di “micro-generatori diffusi”, capaci di alimentare sensori o sistemi di emergenza anche quando la rete principale è fuori uso.

Energia dal cuore caldo della Terra

Un’altra frontiera più concreta è la geotermia sismicamente assistita.
In aree dove la crosta terrestre è già fratturata e permeabile a causa dell’attività sismica, i fluidi circolano più facilmente e possono estrarre calore dal sottosuolo in modo più efficiente.
Un recente studio della Penn State University ha dimostrato che le micro-scosse possono rivelare la permeabilità delle rocce, fornendo indizi preziosi per ottimizzare gli impianti geotermici.
In questo senso, i terremoti non sarebbero più solo minacce, ma indicatori naturali di risorse energetiche.

Sogno o realtà?

La verità è che l’energia dei terremoti e dei maremoti, per quanto immensa, è troppo caotica, imprevedibile e concentrata nel tempo per essere sfruttata su larga scala.
Ma ciò non significa che la ricerca sia vana: ogni passo nella comprensione di come la Terra rilascia e dissipa energia può tradursi in nuove tecnologie, sensori più intelligenti e strategie di mitigazione più efficaci.
Forse non accenderemo mai una lampadina grazie a un terremoto, ma potremmo un giorno salvare vite grazie all’energia che un terremoto libera.

 
 

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