I draghi di giada di Yuanbaoshan: la cultura Hongshan e le origini della civiltà cinese
Nella Mongolia Interna, gli archeologi cinesi portano alla luce un tumulo neolitico ricchissimo di manufatti in giada. La scoperta ridefinisce il ruolo della cultura Hongshan nello sviluppo della civiltà dell’Asia orientale.
Nel nord-est della Cina, nella regione di Chifeng (Mongolia Interna), un’équipe di archeologi ha scoperto un complesso funerario risalente a circa 6.500 anni fa, attribuito alla misteriosa cultura Hongshan.
All’interno del tumulo principale di Yuanbaoshan, gli studiosi hanno rinvenuto più di cento oggetti in giada finemente scolpiti: anelli, dischi, amuleti e soprattutto un magnifico drago in giada lungo quasi 16 centimetri, divenuto subito simbolo della scoperta.
Il drago più antico della Cina
L’oggetto, scolpito in giada tremolitica e raffigurante un corpo serpentiforme con testa a becco d’aquila, rappresenta una delle più antiche raffigurazioni note del drago nella cultura cinese.
La lavorazione, ottenuta con strumenti di pietra e sabbia abrasiva, testimonia un livello tecnico sorprendente per un periodo neolitico.
Secondo gli studiosi del Chinese Academy of Cultural Heritage, la funzione del drago era rituale e simbolica: rappresentava la connessione tra cielo, terra e antenati, elementi centrali nella cosmologia protostorica della Cina settentrionale.
Un’élite spirituale del Neolitico
I tumuli di Yuanbaoshan indicano la presenza di una società stratificata, capace di organizzare lavori monumentali e di dedicare risorse preziose — come la giada, importata da zone lontane — al culto dei defunti.
La raffinatezza dei manufatti suggerisce che le élite della cultura Hongshan possedessero già una forma di potere politico-religioso.
Inoltre, le decorazioni a motivi spiraliformi e zoomorfi anticipano i simboli che ricompariranno millenni dopo nelle dinastie Shang e Zhou, a dimostrazione di una continuità culturale dalle origini neolitiche fino alla Cina storica.
Connessioni e commercio
Le analisi mineralogiche mostrano che alcune giade provengono da depositi situati a centinaia di chilometri di distanza, segno di reti di scambio già attive nel nord della Cina.
Questi dati rafforzano l’idea di una precoce interazione tra le culture delle steppe e quelle dell’area del Fiume Giallo.
Implicazioni archeologiche
La scoperta di Yuanbaoshan costringe gli studiosi a rivalutare il peso della cultura Hongshan nella formazione della civiltà cinese.
Finora, la narrazione ufficiale privilegiava le regioni centrali del paese, ma gli scavi dimostrano che anche il nord aveva sviluppato sistemi religiosi, artistici e sociali complessi.
Per la prima volta, una civiltà “periferica” rivela di aver giocato un ruolo attivo nella nascita dell’identità simbolica cinese — quella del drago, emblema tuttora centrale nella cultura del paese.
Il futuro del sito
Le autorità cinesi hanno già inserito Yuanbaoshan nel programma di tutela dei beni archeologici nazionali. È previsto un piccolo museo locale per esporre i reperti principali, tra cui il “drago di giada”, che sarà restaurato e analizzato con tecniche di imaging 3D.
Gli archeologi sperano che il sito diventi un punto di riferimento internazionale per lo studio delle origini della civiltà dell’Asia orientale.
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